LIBRI “PRENDI PER MANO LA MIA OMBRA” DI ZEF MULAJ

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POETESSA NOVELLA TORREGIANI

PREFAZIONE

di Novella Torregiani

In questo tempo, quando la Poesia è relegata in angoli marginali della cultura, in cui il numero di chi scrive è aumentato a dismisura, forse inflazionando la nobile arte del poetare e la libertà d’espressione, il poeta Albanese residente da anni in Italia, ZEF MULAJ, sceglie proprio il linguaggio poetico per esternare il suo pensiero, per trattare il dolore cocente, ancora presente nella memoria per la Patria martoriata da guerre fratricide che non rispettano sentimenti, né umanità, lasciando tracce indelebili nell’ambiente devastato e nelle coscienze che mai più dimenticheranno orrori e vittime, ancora presenti, come ombre in cerca di giustizia.Non dimentichiamo, però, che un romanzo dello stesso Autore, sullo stesso tema, è uscito da poco sulla scena europea, IMAZH, dove si descrivono, attraverso la prosa, le avventure di un gruppo di giovani albanesi che si muovono in un mondo d’intighi e di vicissitudini avvincenti, per sfuggire ad avventurieri dediti alla malavita.

La poesia di Zef Mulai commuove per la semplicità delle immagini e l’emotività che sa suscitare.
“La pioggia gonfia i fiumi / della mia anima../”
e certo grandi piogge inondano il ricordo di Mulaj, quasi alla ricerca di un elemento purificatore per le devastazioni della Patria, come a voler idealmente detergere la sua terra, dalle profanazioni perpetrate nel passato. Questo si propone il Poeta, con i suoi versi ricchi di speranza nel futuro, in cui le nuove generazioni e le nuove genti “che percorrono i tempi“, si rendano coscienti di quello che affidano agli anni a venire e comprendano il vero scopo per cui è bello vivere.

Ecco alcuni versi rivelatori di tanto battesimo purificatore: “…bacio la sorgente fresca / con labbra assetate.” Oppure “...Il mio corpo, / i miei pensieri, i miei sogni / ancora sotto la pioggia.” E insiste come un’anafora “…Così cammino sulle strade raggiante: / sento anch’io / pioggia pioggia pioggia…” E’ immenso il suo desiderio che le nuove generazioni tramandino valori universali alle genti di ogni razza, colore, civiltà e religione, con pelle ed occhi neri, con pelle bianca, gialla o di usanze e culti diversi.

“Sono andato via
bussando al cielo,
pregando Dio
per gli occhi neri del pianeta.”

Ed ecco il suo grido di denuncia verso “uomini nudi”, cioè, come belve, privi di ogni umanità e di ogni valore sociale che depredano il pianeta e lo degradano per interessi personali, incuranti dei gravi danneggiamenti nei confronti dell’ambiente:

“… avvelenati
da sguardi di uomini nudi,
alberi seccati :
formiche giudicheranno
pensiero, anima, ideali
di uomini nudi.
La natura è nostro respiro!
Uomini nudi….”

Molteplici sono le differenziazioni degli uomini, ma unico deve essere il senso della vita: solidali nella nostra Umanità !
Messaggio di alta civiltà che il Poeta Zef Mulaj vuole tramandare nei tempi futuri lasciando il “vecchio cavallo”, soldato tra i soldati di ieri, al nuovo “UNICORNO”, simbolo di civiltà superiore, intrisa di valori etici.

“Tu, senza occhi,
senza mani,
ma il diario è scritto
con tutti i colori,
bianco, rosso, nero…
fiori..
Il diario del mio secolo,
pagine cucite
con onde del mare …”

Nella trasfigurazione metaforica del dire, del porgersi al lettore, sorprendono le originali immagini poetiche perché, spesso, Zef
ci lascia stupiti con interpretazioni a volte paradossali, con sospensioni finali, con metafore ed immagini oniriche eccezionali. Egli ama evadere ed elevarsi con “…la testa appoggiata sopra il cielo stellato” per guardare il suo mondo e scoprire se, per caso, anche “Dio ha paura delle bombe dell’uomo” oppure decida di farsi…”soldato”.

Ma un’ immagine s’ elèva su tutto questo lavoro poetico, una immagine dolce e possente allo stesso tempo, un’ immagine anche sofferente che invoca ed è invocata, che si abbandona ad un amore impossibile con la luna, per essere vicina all’animo tormentato dell’autore: è LA DONNA, personificazione dell’Amore che tutto supera, che tutto consola, che tutto risolve per chi lo chiama e ne fa scopo di vita ! La donna, elevata ad AMORE UNIVERSALE, rigenera e porta speranza; le poche liriche dedicate alla donna, sono commoventi ed intense nella loro concisione, ma quale rispetto, quale tenerezza emergono dai versi!

“Nome che governa
lo spirito dell’uomo
è la donna bella…”
Bella nel corpo e nell’animo.
Poi “Negli occhi mi guardi,
la parola al volto accede
e la voce che conosce usignolo
canta canta:
è sorriso sotto la pioggia.”
“Non piangere
se vieni e non mi troverai
sotto l’ombra

della nostra quercia:
prendi per mano la mia ombra…. “

Zef non parla mai chiaramente di sé, dei suoi personali dolori che rivelerebbero un solipsismo nel quale ciascuno di noi, spesso, è trascinato, ma egli si apre all’Umanità, della quale si sente fortemente partecipe e per essa soffre, spera senza mai stancarsi. Questo è il maggior insegnamento dell’ARTE POETICA di Zef, che si fa tramite di elevazione verso una nuova èra di serena felicità, costruita dagli Uomini per gli Uomini affinché i sogni antichi e nuovi di noi tutti, si possano realizzare, finalmente, lasciando tracce e speranze di vita e non residui di morte come, fino ad ora, si è fatto. Non a caso, in questa raccolta, due poesie sono dedicate a due grandi figure del nostro tempo: il Papa Giovanni Paolo II, educatore e trascinatore di giovani e Nicola Calipari, operatore di pace, capace di sacrificare la propria vita a favore del prossimo.

Sarà un auspicio realizzabile? O, come molti credono, soltanto la Giustizia di Dio potrà farlo? Anche Dio spera che possiamo essere noi uomini stessi a costruire la PACE, ma gli indizi non sono promettenti perché gli uomini VESTITI DI VALORI sono minoranza nel mondo e, di solito, non ambiscono al potere.

La voce della POESIA potrebbe essere un invito autorevole, per costruire il SOGNO tanto auspicato.
NOVELLA TORREGIANI

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